Dott.ssa Alessandra MaledduSpecialista in oncologia medica
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Sanità e dintorni

La carenza di medici ha radici profonde

Si parla spesso della carenza di medici come di un’emergenza improvvisa. Non lo è. Le sue cause hanno radici profonde, e una di queste è il modo in cui trattiamo chi in sanità ci lavora: contratti brevi, rinnovi incerti, poche prospettive. Ma soprattutto pesano una mentalità clientelare e l’abitudine di pilotare concorsi e selezioni a favore di chi si vuole far avanzare politicamente, invece di chi lo merita.

Nel 2017 il New York Times raccontava come in Europa un’intera generazione di giovani qualificati vivesse di contratti a termine, rimandando casa, famiglia e progetti. Tra tante, anche la mia storia.

Dal 2014 al 2018 ho lavorato come medico palliativista per l’assistenza domiciliare della ASSL di Oristano, su un territorio di 87 comuni. Per lungo tempo l’ho fatto con contratti co.co.co. rinnovati ogni 30 giorni, finché a fine ottobre 2018 mi è stato comunicato, freddamente, che dalla settimana successiva non avrei più avuto un lavoro. Non perché mancassero i fondi, né perché non stessi facendo il mio lavoro.

Con la fine del mio contratto è stato temporaneamente sospeso un servizio incluso nei Livelli essenziali di assistenza. Non mi è mai stato spiegato perché un lavoro che amavo e facevo con dedizione mi sia stato tolto. Non so quali ragioni abbiano prevalso; credo però che abbiano contato logiche più vicine alla convenienza politica e alla carriera che ai bisogni dei pazienti. Il risultato è stato un abbassamento del livello di cura.

Ne ho scritto all’Unione Sarda e ne ho parlato all’incontro dell’Ordine dei Medici. Torno su questa storia non per una rivendicazione personale, ma perché mostra come si perdono medici e servizi: non per mancanza di persone disposte a lavorare, ma per scelte organizzative che nessuno è chiamato a spiegare.

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